E' buffo, sapete, non si ha neppure una fotografia... delle volte questo fatto delle foto mi ingabbia il cervello. Cosi parto, e giro, giro, giro...
immaginatevi, e sorbitevi, queste fotografie su carta...
'Un azzurro scalzo in cielo
il cielo matto di marzo e di quel nostro incontro
al centro tu poggiata sui ginocchi
e il vento sui capelli e sui tuoi occhi
qui l'ombra cade giù dalla tua mano
un orizzonte di cani abbaia da lontano
tu aggrappata alla ringhiera
di una tenera e distratta primavera
pomeriggio lento e un po' svogliato
maggio è andato via un dito sotto il mento
e gli uccelli fuggono infilando il verde dove la
città si perde
sopra un foglio di carta vetrata
luglio e tu sdraiata tu sporca di baci e sabbia
a cercar le labbra smisurate dell'estate sulle mie
in quest'altra stiamo insieme
come ridi di gusto e fino a soffocarti
io stringevo agosto e te
vedendoti con gli occhi miei per non scordarti
e ancora tu tra file di alberi
che cuciono colline di uva bianca
tu sei stanca un giorno intero a bere vino
e un contadino col bicchiere in mano li' vicino
foglie arrugginite in fondo al viale
e nuove voglie e tu tu sei venuta male
la tua faccia un po' tirata e una risata senza più
allegria e incoscienza
l'aria acerba della domenica mattina
sopra l'erba e tu e lacrime di brina
guance colorate mentre sbucci arance e stupide
bugie
resta li
non muoverti
sorridi un po'
adesso voltati
fai cosi'
appoggiati
non dire no
amore guarda qui
gennaio e il fiato grosso scalda le parole
il sole andava giù cielo di marmo rosso
tu un po' nera contro quella sera che scavava il
nostro addio e scappava
la pioggia fina salta sopra i marciapiedi
noia moschina e tu tu guardi ma non vedi
che è finita e tra le dita non ci sono che fotografie
un azzurro scalzo in cielo
il cielo matto di marzo e di quel nostro incontro
al centro tu poggiata sui ginocchi
e gli occhi tuoi per sempre nei tuoi occhi'
Dio, sei appena rinato e già ti disturbo con questo post.... chiedo venia
Dio, ma quanto è ingiusto il mondo
Bello in lui e brutto in me
Io la luna te la prendo
Ma non strappo amore a te
Lui, con quella sua freddezza
Senza te nei suoi pensieri
Trova in te la tenerezza
Là, nei tuoi occhi belli
E tu gli aprirai il tuo corpo
Entrerà coi giuramenti
Tu l'ami, ma l'ami intorno
Non sai che non c'è niente dentro
Dio, ma quanto è ingiusto il mondo
Io nessuno e lui Signore
Ti dà, senza che domandi
L'universo dell'amore
Dio, ma quanto è ingiusto il mondo
Ama il tuo bel cavaliere
Tu sei liscia come un onda
E io sponda di miserie
Con la mia bruttezza insulto
La bellezza tua insolente
La natura sbagliò tutto
Mi ha fatto male, mi ha dimenticato
Dio, ma quanto è ingiusto il mondo
Zero a noi e tanto a loro
Se la nostra razza è immonda
Di che razza è il loro cuore?
Sono nati nei merletti
Per far l'amore e la guerra
Ma anche a noi, stracci della terra
La vita piacerebbe bella
Ma da quale parte è Dio
Se ne sta con gli ostensori
O qui, dove lo prego io
Dal mattino fino a sera
Gesù Cristo che adoriamo
Quali figli preferì?
I Re Magi e il loro oro
O noi, che strisciamo qui?
Dio, com'è crudele un mondo
Che non sa legare i cuori
Sono brutto e tu sei bella
E mai, mi amerai... mai...
nella mia 2 metri per due c'è una bottiglia appesa a testa in giu. C'è un rubinetto, che fa scendere il contenuto cone fosse una sorgente. nella bottiglia c'è del Ballantine's. ed erano molti mesi che nn la utilizzavo. Oggi si. perche mi andava. o semplicemente, perche ne avevo bisogno.
Come, jack alcolista? alcolizzato? che vergona... nn eri tu a promuovere l'animo perfetto, la mente cosi forte che nn necessita di niente altro? nessun'altra schifezza esterna?
si ma oggi è diverso.
oggi stacco. oggi io nn sono piu io, ho le pile scariche. oggi il tempo mi è sfuggito e nn capisco piu nulla. ho costantemente la certezza di trovarmi fuoritempo e fuorispazio. ho la certezza della mia pseudo abilità nello scrivere. credo nei colori che escon fuori dalla mia penna, dal calore che le mie parole possono avere, dalla forse decorosa melodia che trasuda la mia cassa di legno che si chiama chitarra.
senzo di loro non ho sogni. io sono loro... e loro sono me. quasi come gli eroi, sogni di morire in battaglia, portando in alto il nome dell'amore che indissolubile canto fino a che i miei polmoni nn scoppiano.
oggi è diverso. oggi le mie parole divengon scontate, divengon stronzate. la pelle d'oca mi riempie le braccia, le dita tremano. il volto accartocciato.
[...]
rappresento un nulla oramai assottigliato cosi tanto da apparire l'ombra di se stesso. deriso, senza traccia di colore, senza volto e deluso, col ricordo in mente di come potrebbe essere un sorriso, Cieco della peggior specie fin dalla nascita: Cieco per scelta, Cieco per non vedere come vanno le cose.
Cieco, per prendere le distanze, e conoscere la realtà a poco a poco, e ricevere le botte a poco a poco, credendo ogni volta invano di esser pronti. esser pronti, si, occorre sempre esser pronti.
il mondo si riavvolge sotto ai piedi, continui a sorridere ma hai una linea di sofferenza dentro agli occhi; continui a sorridere ma vorresti urlare. vorresti piangere. vorresti sparire. e zitto organizzi, programmi, ipotizzi. pensi a che effetto farebbe la tua scomparsa. anche non definitiva, sia chiaro, fratelli, non siamo cosi cattivi. ma una sparizione, si... un'eclissi, giusto...
Ma ciò che ti ferisce profondamente nell'orgoglio e che ti porta a lasciar perdere è la consapevolezza che nn accadrebbe nulla. Nulla che non sia superiore a 3 chiamate senza risposta e 3 sms.
Aggiugiamo ai conti anche una mail, mi voglio rovinare; esageriamo visto che è pasqua, via.
Anzi, Pasqua, chiedo venia ai piani alti.
Consapevolezza che nn accadrebbe nulla, altra realtà che fa male. Allora desisti, accantoni il progetto.
Come accade quando scioperano i Cobas del Latte, che nessuno se li fila manco per 10 secondi. Se ne parla, ok, il minimo sindacale. Ma spariscono in fretta dalla nostra mente. In fondo in fondo a noi non interessano, i Cobas del Latte.
Prova, invece, a organizzare una serrata dei ripetitori per telefoni cellulari. Non per molto, 24 ore.
Ti accorgi che ti manca qualcosa... o no? QUel tuo dispensatore di gioia e dolore, di verità e di fandonie, non funziona... Dei ripetitori, invece, c interessa.
C'è chi è Ripetitore, e chi è Cobas del Latte. Chi primo e chi ultimo, e questo si era capito.
Chiedi dal tuo nulla ad un dio vacante da 20 anni se deve durare ancora molto la beffa. Tic Tac, il tempo va avanti. Forse è lì la risposta, anche se nessuno ha aperto bocca. Il tempo, forse devi andare avanti e sbattertene.. oppure 'senti com'è lento, sono cazzi tuoi'.

Come sempre il richiamo mi ha fatto tornare indietro. Suona la campana 'din don' , ed eccomi qui di nuovo. Rimetto in piedi la baracca, con l'idea di creare un posto in cui il vento dorme, un posto in cui ci si innamora di quelli che nessuno ama, dove i pensieri corrono liberi, verso un luogo imprecisato. Un luogo che non è da raggiungere, ma da costruire, post dopo post. Le 39 carte che compongono l'universo hanno le loro regole, le loro priorità e le loro importanze. Come una serrata gerarchia, ognuno di noi vorrebbe trasormarsi da Jolly a Re di Denari. Come Quando Fuori PIove Come Quando Fuori PIove Come Quando Fuori PIove. Sarà perche creai io, qualche anno fa, il sito duedipicche.it che mi sento accomunato, delle volte, al significato intrinseco delle carte. Ma essere due di picche nn mi va piu di tanto... preferisco un altro seme. Il cuore. ma si... 2dCuori. Carino, si.. Passo e chiudo, dal mio ritorno all'infinito.
2dC
questo blog resterà chiuso a tempo indeterminato, in seguito all'ennesima conferma di come questo mondo faccia schifo e di come non esista spazio per persone come me. spazio nel cuore di qualunque essere umano e spazio virtuale di tutti voi, che non scrivete piu uno straccio di commento a cio che ho da dirvi.
non so se ci rivedremo, riprendo la mia rotta solitaria.
Daniele
"Vuoi davvero lasciare ai tuoi occhi
solo i sogni che non fanno svegliare?".
"Sì. Vostro Onore, ma li voglio più grandi."
"C'è lì un posto, lo ha lasciato tuo padre.
Non dovrai che restare sul ponte
e guardare le altre navi passare;
le più piccole dirigile al fiume
le più grandi sanno già dove andare."
Così son diventato mio padre
ucciso in un sogno precedente
il tribunale mi ha dato fiducia
assoluzione e delitto, lo stesso movente.
E ora Pietro, figlio della Lavandaia,
compagno di scuola, preferisce imparare
a contare sulle antenne dei grilli
non usa mai bolle di sapone per giocare;
seppelliva sua madre in un cimitero di lavatrici
avvolta in un lenzuolo quasi come gli eroi;
si fermò un attimo per suggerire a Dio
di continuare a farsi i cazzi suoi
e scappò via con la paura di arrugginire
il giornale di ieri lo dà morto arrugginito,
i becchini ne raccolgono spesso
fra la gente che si lascia piovere addosso.
Ho investito il denaro e gli affetti
banca e famiglia danno rendite sicure,
col mio amore si discute l'amore
ci sono distanze, non ci sono paure,
ma ogni notte lei mi si arrende più tardi
vengono uomini, ce n'è uno più magro,
ha una valigia e due passaporti,
lei ha gli occhi di una donna che pago.
Commissario io ti pago per questo,
lei ha gli occhi di una donna che è mia,
l'uomo magro ha le mani occupate,
una valigia di ciondoli, un foglio di via.
Non ho più la faccia del mio primo hashish
la poesia è il mio ultimo figlio, il meno voluto,
ha pochi stracci dove inciampare
non gli importa d'alzarsi, neppure quando è caduto:
e i miei alibi prendono fuoco
adesso le fiamme mi avvolgono il letto
questi i sogni che non fanno svegliare.
Vostro Onore, sei un figlio di troia,
mi sveglio ancora e mi sveglio sudato,
ora aspettami fuori dal sogno
ci vedremo davvero,
io ricomincio da capo.