La Teoria della Navigazione

... come quando esci di casa e sei sicuro che hai dimenticato qualcosa ...
giovedì, febbraio 23, 2006

U mæ ninin u mæ
u mæ
lerfe grasse au su
d'amë d'amë

    Il mio bambino il mio
    il mio
    labbra grasse al sole
    di miele di miele
tûmù duçe benignu
de teu muaè
spremmûu 'nta maccaia
de stæ de stæ
    tumore dolce benigno
    di tua madre
    spremuto nell'afa umida
    dell'estate dell'estate
e oua grûmmu de sangue ouëge
e denti de laete
e i euggi di surdatti chen arraggë
cu'a scciûmma a a bucca cacciuéi de bæ
    e ora grumo di sangue orecchie
    e denti di latte
    e gli occhi dei soldati cani arrabbiati
    con la schiuma alla bocca cacciatori di agnelli
a scurrï a gente cumme selvaggin-a
finch'u sangue sarvaegu nu gh'à smurtau a qué
e doppu u feru in gua i feri d'ä prixún
e 'nte ferie a semensa velenusa d'ä depurtaziún
    a inseguire la gente come selvaggina
    finché il sangue selvatico non gli ha spento la voglia
    e dopo il ferro in gola i ferri della prigione
    e nelle ferite il seme velenoso della deportazione
perché de nostru da a cianûa a u meü
nu peua ciû cresce aerbu ni spica ni figgeü
ciao mæ 'nin l'ereditæ
l'è ascusa
    perché di nostro dalla pianura al modo
    non possa più crescere albero né spiga né figlio
    ciao bambino mio l'eredità
    è nascosta
'nte sta çittæ
ch'a brûxa ch'a brûxa
inta seia che chin-a
e in stu gran ciaeu de feugu
pe a teu morte piccin-a
    in questa città
    che brucia che brucia
    nella sera che scende
    e in questa grande luce di fuoco
    per la tua piccola morte
postato da donbairo alle ore 02:51 | Permalink | commenti (6) / commenti (6) (pop-up)
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giovedì, febbraio 09, 2006

sono lì.
sono convinti che nulla possa accadere.
incuranti, tagliano.
disinteressati, sbattono con piu forza la porta.
senza voler sentire.
senza voler vedere.
le lancette vanno avanti, sempre.
talmente pieni di sè credono che metterei la firma per rivivere l'aria di tempo fa, tanto tempo.
i tempi passano; tagliano e passano. sulle cicatrici nasce nuova pelle, più dura e meno sensibile al dolore.
si corre, ma di rado ci si chiede perchè. non si trovano risposte... e ci si ferma, dando retta al nostro cuore stanco che chiede riposo.

lasciamo tutto come ci è stato donato, senza aggiunte, solo con più consapevolezza.

hai tirato, si è spezzato, niente lacrime; specie se hai volutamente rompere tutto.

saluti dal Visionario Jack.

postato da donbairo alle ore 22:15 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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giovedì, febbraio 02, 2006

Mi chiedono chi sono.
Mi chiedono cosa voglio.
Mi chiedono se voglio parlare.
Mi consigliano di sì.
Mi collego alla posta, niente.
Guardo il telefono, è talmente vuoto che se lo avvicino all'orecchio sento il mare.
Talmente vicino al nulla, da sembrarmi una festa, il silenzio.

C'è stato un tempo florido, fratelli, un tempo in cui tutto quello che era... era bello. Non si poteva immaginare nulla che potesse rubare la magia di quegli attimi, e tutto era lì per farsi ammirare, superbo, a sfidare il mondo.
Poi cambiò. La vicinanza diventò solitudine, la compensione diventò pregiudizio, l'unione diventò opportunismo.
La mia vita divenne deserto.
Terremoto interiore.
La parola che ormai da 3 anni campeggia all'occhiello di questo blog finalmente ha un senso, una descrizione.
Quando il 'tutto' diventa 'nulla' e la forza di stare vicini si trasforma in qualcosa che ci spinge sempre più lontani, come due calamite che prima si attraggono e poi si respingono, lì è il terremoto.
Quando, a tempo di record, ci cambiano lo sfondo teatrale dietro ai nostri occhi, ci cambiano il copione da una frase all'altra, non ci rendono partecipi, ci fanno un colpo di stato al cuore;
quando le porte si chiudono in faccia, assieme ai cellulari;
quando le email sono lettera morta, e i nostri occhi vedono in Lei una perfetta estranea... e Dio, come sa interpretare bene quella parte, con che facilità sa essere un'altra, con quale leggerezza ha vaporizzato tutto.
Con quale voglia desidera subito un altro uomo?
Lì, fratelli, è il Terremoto interiore.
Un sisma, un'alluvione, uno tsunami, 'onda anomala' di cazzate, bugie, opportunismi.
Tutto sul cuore.
Quando avevo 15 anni, avevo anche 15 cuori. Ma ora ho solo un cuore imbalsamato che non può più correre.
Ora chiedono.
Prima sfasciano, radono al suolo; ridono mentre lo fanno. Non si curano di ciò che stanno facendo, troppo intente a dedicare anima e corpo al nuovo arrivato ('che non abbia di che lamentarsi', 'non sia mai che si iniziasse col piede sbagliato').
Provano a salvare capra e cavoli proponendo rapporti idioti tipo 'come ti senti, potrò dedicarti un'ora al mese per te; 2 telefonate, sempre che non mi chiami Lui, sennò devo appendere'.

Si impara a dialogare lo stesso, fratelli (e specialmente voi, sorelle), sappiatelo.
Si impara a far tutto.
Si manda giù tutto, col tempo, anche i sassi.

Allora ti ritrovi a parlare da solo; con un libro, un foglio o un blog. Parli con un bicchiere, e lo vedi sempre mezzo vuoto.
Riassembli i tuoi pezzi e ridiventi, piano, di tua proprietà. Impari a conoscerti, e fai i conti con te.
Sai cosa vuoi senza parole. E se parli, sai che le uniche parole che hanno una valenza sempre certa sono le tue.
'Vai avanti', direbbe qualcun altro.
Hai cercato invano delle risposte per mesi, forse anni. Non sono mai giunte.
Ora non le cerchi più, ti sei risposto da solo, assieme al tempo che ti ha suggerito le parole.

'Vuoi parlare jack?'
'No, grazie, non più'

Buona continuazione

postato da donbairo alle ore 21:31 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
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