U mæ ninin u mæ
u mæ
lerfe grasse au su
d'amë d'amë
sono lì.
sono convinti che nulla possa accadere.
incuranti, tagliano.
disinteressati, sbattono con piu forza la porta.
senza voler sentire.
senza voler vedere.
le lancette vanno avanti, sempre.
talmente pieni di sè credono che metterei la firma per rivivere l'aria di tempo fa, tanto tempo.
i tempi passano; tagliano e passano. sulle cicatrici nasce nuova pelle, più dura e meno sensibile al dolore.
si corre, ma di rado ci si chiede perchè. non si trovano risposte... e ci si ferma, dando retta al nostro cuore stanco che chiede riposo.
lasciamo tutto come ci è stato donato, senza aggiunte, solo con più consapevolezza.
hai tirato, si è spezzato, niente lacrime; specie se hai volutamente rompere tutto.
saluti dal Visionario Jack.
Mi chiedono chi sono.
Mi chiedono cosa voglio.
Mi chiedono se voglio parlare.
Mi consigliano di sì.
Mi collego alla posta, niente.
Guardo il telefono, è talmente vuoto che se lo avvicino all'orecchio sento il mare.
Talmente vicino al nulla, da sembrarmi una festa, il silenzio.
C'è stato un tempo florido, fratelli, un tempo in cui tutto quello che era... era bello. Non si poteva immaginare nulla che potesse rubare la magia di quegli attimi, e tutto era lì per farsi ammirare, superbo, a sfidare il mondo.
Poi cambiò. La vicinanza diventò solitudine, la compensione diventò pregiudizio, l'unione diventò opportunismo.
La mia vita divenne deserto.
Terremoto interiore.
La parola che ormai da 3 anni campeggia all'occhiello di questo blog finalmente ha un senso, una descrizione.
Quando il 'tutto' diventa 'nulla' e la forza di stare vicini si trasforma in qualcosa che ci spinge sempre più lontani, come due calamite che prima si attraggono e poi si respingono, lì è il terremoto.
Quando, a tempo di record, ci cambiano lo sfondo teatrale dietro ai nostri occhi, ci cambiano il copione da una frase all'altra, non ci rendono partecipi, ci fanno un colpo di stato al cuore;
quando le porte si chiudono in faccia, assieme ai cellulari;
quando le email sono lettera morta, e i nostri occhi vedono in Lei una perfetta estranea... e Dio, come sa interpretare bene quella parte, con che facilità sa essere un'altra, con quale leggerezza ha vaporizzato tutto.
Con quale voglia desidera subito un altro uomo?
Lì, fratelli, è il Terremoto interiore.
Un sisma, un'alluvione, uno tsunami, 'onda anomala' di cazzate, bugie, opportunismi.
Tutto sul cuore.
Quando avevo 15 anni, avevo anche 15 cuori. Ma ora ho solo un cuore imbalsamato che non può più correre.
Ora chiedono.
Prima sfasciano, radono al suolo; ridono mentre lo fanno. Non si curano di ciò che stanno facendo, troppo intente a dedicare anima e corpo al nuovo arrivato ('che non abbia di che lamentarsi', 'non sia mai che si iniziasse col piede sbagliato').
Provano a salvare capra e cavoli proponendo rapporti idioti tipo 'come ti senti, potrò dedicarti un'ora al mese per te; 2 telefonate, sempre che non mi chiami Lui, sennò devo appendere'.
Si impara a dialogare lo stesso, fratelli (e specialmente voi, sorelle), sappiatelo.
Si impara a far tutto.
Si manda giù tutto, col tempo, anche i sassi.
Allora ti ritrovi a parlare da solo; con un libro, un foglio o un blog. Parli con un bicchiere, e lo vedi sempre mezzo vuoto.
Riassembli i tuoi pezzi e ridiventi, piano, di tua proprietà. Impari a conoscerti, e fai i conti con te.
Sai cosa vuoi senza parole. E se parli, sai che le uniche parole che hanno una valenza sempre certa sono le tue.
'Vai avanti', direbbe qualcun altro.
Hai cercato invano delle risposte per mesi, forse anni. Non sono mai giunte.
Ora non le cerchi più, ti sei risposto da solo, assieme al tempo che ti ha suggerito le parole.
'Vuoi parlare jack?'
'No, grazie, non più'
Buona continuazione