Tutta la vita
seduto sulla notte,
tra le panchine in penombra,
avvolto dal più delicato e feroce vento
che giunge dagli sguardi delle donne,
eppoi languidi spazi bianchi,
anestetici d’immenso.
Tutta la vita
sul crepaccio,
osservando le foglie riarse
abbandonarsi al vuoto,
ma non ho il coraggio di seguirle,
solo aspetto che sia la vita
a spingermi o a tirarmi indietro.
Tutta la vita
passata ad osservare
la lontana luce
per poi coglierla
e abbacinarmi.